Con poco e con Nulla

1970. "Eduardo l'avevo già conosciuto. Veniva a sentirmi in cantina. Appollaiato come un corvo su uno dei tanti banchi di scuola. Ci si ritrovava poi nel terrazzo di casa di Elsa Morante a parlare di teatro letteratura musica. Del teatro di Eduardo non si è mai capita una cosa fondamentale: il tanto celebrato “testo a monte”, vanaglorioso lasciato ai posteri, gli serviva come handicap da contraddire nella scrittura di scena. Tutte le maniche rovesciate, i passaggi incidentati, i vuoti, le amnesie, il recitar di spalle al pubblico. Una battuta poteva anche sfiatare in un'ora e mezzo. Il suo capolavoro resta la versione napoletana della Tempesta, decisamente degna dell'originale shakesperiano." (Carmelo Bene).
2018. In fondo anche la pittura "sgangherata" di molti grandi veri fior di pittori funziona così, prendi Carlo Carrà: una cosa fatta con 'poco e niente', piena di raccordi e intrecci che barcollano, dove non si comanda il gioco, dove il banco è della pittura stessa. Una pittura sempre autointerrogante, su un mare, su un canneto, ma anche sul nulla, meglio! Fuori dalla narrazione, mai astratta, costruita di mancanze e spazi non troppo "letterari" per dirla con Longhi, magari più verso il grezzo che il finito - vedi la finaccia del quadro ne "Il capolavoro sconosciuto" di Balzac -; una pittura del pittore che punge, che quasi incide come dal suo etimo greco 'pik-ròs'. Ah...! viva coloro che, io medesimo, dipingono come un muratore che tira su un semplice muretto.

 

Claudio Parrini

 

 

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Foto credits: Marcello Mencarini per De Filippo/Bene, Ricco Maresca gallery per William Hawkins

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