Arte e società: una eclisse dell'artista

 

 

Quanto presto sarai cenere o scheletro; e nome soltanto e forse nemmeno nome. E il nome, strepito e risonanza vana. In quanto poi alle cose della vita, quelle che appaiono degne d'onore, sono vacuità, marciume, piccolezze, cagnolini che si mordono l'un l'altro; ragazzini che rissano e che si divertono a rissare, poi ridono e subito finiscono col piangere...

MARCO AURELIO ANTONINO, Ricordi, V, 33.

 

L'arte contemporanea vive un momento nodale a volte eclittico, in cui la tensione del rapporto tra artista e società, il contrasto tra il bisogno di auto-realizzazione dell'artista e il suo essere sociale, il suo contribuire a fare-società, non trovano soluzione. C'è una dinamica ambivalente del legame tra artista e società, nell'attrito tra la complessità dell'ordinamento che hanno i diversi sistemi e mezzi di determinazione e affermazione; se per certi aspetti sembra che si espandi la realizzazione individuale, per altri si evidenzia una tale disintegrazione e solitudine della stessa. Oggi si fa fatica ad attribuire all'arte il valore sensitivo e anticipante di ciò che è l'atto della praevisio-ōnis; non solo, ma è difficile anche che la pratica artistica si sappia districare nella capacità di sintetizzare il sentire comune del tempo di una società, così come negli aspetti più oggettivo-materiali, intimi e spirituali dell'individuo. Se in certi dipinti antichi e classici un volto, un paesaggio, una natura morta, posseggono ancora una costellazione, “una funzione matematica” per scrutare l'anima di un uomo e tastare il polso ad un'epoca, le opere d'arte contemporanea hanno perso questa dimensione etico-estetica, persino per paradosso, nelle attuali poetiche relazionali e compartecipative, per così dire più spinte - dove si prevede che lo spettatore, il pubblico, è autorizzato da qualcuno definitosi artista a svolgere un ruolo autoriale.

Siamo quindi in pieno spiazzamento, in una crisi: dove la parola artista non rimanda ad un significato sicuro, se non in termini di metodo, usi e frequentazioni, del tutto fluttuanti. Manca del materiale fattuale per dare una risposta chiara alla questione dell'identità di colui che produce arte. Se l'indagine non è profonda si rischia di cadere altrimenti nel pericolo di definire, di creare una soggettività senza la certezza di un contenuto possibile e stabile, un codice senza figure che gli ubbidiscano, una regola attraverso la quale è improbabile estrarre la regola stessa che garantisca la vera qualità e legittimazione. Ebbene, sarebbe interessante e forse necessario in questo momento, studiare, analizzare e magari ri-sistematizzare l'artista contemporaneo, prendendolo nella sua forma più grezza e nucleare; non cioè come elemento semilavorato da altre scienze: come l'antropologia, la filosofia, la psicologia, la statistica; nemmeno come prodotto edulcorato, ibridato e variegato da contaminazioni con altri territori come la moda, la pubblicità, il design, il cinema. Con ciò non si vuole intendere, naturalmente, che per i concetti fondamentali e precipui dell'arte contemporanea ci sia bisogno di denominazioni, demarcazioni e autonomizzazioni incontestabili, incontrovertibili e decisamente nette; che per esempio si possa rispondere sin dall'inizio a domande quali “che cosa è l'arte oggi?”, “chi è un artista?”, eccetera. Ci si accontenterà piuttosto, di una delimitazione approssimativa del campo, di mantenere ferma il più possibile la messa a fuoco: una considerazione completa dell'essenza degli “oggetti” si dovrà attenderla sempre non come con la compiutezza di una scienza esatta. Niente ricerca, ovvio, di canoni scientifici univoci e di seguire le leggi nel senso delle scienze naturali, ma aprire sempre a possibilità di contrapporre, a ogni osservazione e a ogni probabilità, l'osservazione o la probabilità opposte. Questo non deve assolutamente, cosa di oggigiorno, cadere nella pura confusione insieme all'ambiguità e il doppio senso, cause della nascita di opere d'arte e artefatti costituiti da (o rappresentanti di) macerie o simil-macerie, provocazioni e denunce ormai effimere.

 

 

Benché la maggioranza dei fili dai quali è retto l'operare dell'artista contemporaneo sia stata tessuta da generazioni, movimenti e tendenze anteriori, occorre appurare che in ugual modo, dall'artista contemporaneo stesso partono a loro volta nuovi fili che influenzeranno e codetermineranno l'operare del futuro. Trattasi di capire se questi fili reggono al tempo, sono inalterabili, si deteriorano piano piano, si annodano, si arruffano o addirittura se si spezzano appena tesi. Spesso oggi l'artista muove i suoi passi senza vedere la qualità e la quantità dei fili che sono stati tirati prima di lui, e questo è ormai un luogo comune, una prassi che si rivela molto rischiosa – anzi direi che la tendenza è quella di recidere immediatamente tali fili, di distruggerli con compiacenza. Da ciò le conseguenze di un azione inevitabilmente cambiano nella maniera più totale e radicale quelle che sono le idee e gli stili: a volte in modo formidabile altre disastroso.  «... Infatti, l'essere in atto deriva dall'essere in potenza sempre ad opera di un altro essere già in atto. Per esempio, l'uomo deriva da un uomo in atto, e il musico da un musico in atto; c'è sempre, insomma, un motore che precede, e il motore deve essere già in atto. […]. Percio', risulta manifestatamente impossibile che uno sia costruttore senza che abbia mai costruito nulla...», ci dice Aristotele nella Metafisica; possiamo allora, provando ad applicare questo concetto nella nostra zona di indagine, dedurre che l'artista contemporaneo può non riuscire nella sua pratica senza che egli non l'abbia praticata, o la vada praticando. Come a dire che il pittore impara a dipingere dipingendo.

 

 

Claudio Parrini VI/2020

 

Claudio Parrini (1963) Networker, pittore. Vive tra Vinci e Milano. Inizia ad occuparsi di Rete nei primi anni Novanta con Dada e StranoNetwork, e poi insieme a vari gruppi: UnDo.Net, Quinta Parete e XS2WEB, ha realizzato negli anni progetti su internet e laboratori. Si è sempre interessato all'arte popolare, pittura minore e outsider-art; da solo dipinge e scrive.

 

 

(Crediti fotografici: Lara Almarcegui, opera alla Biennale di Venezia del 2013 - Elly Waterman/Wikimedia Commons; una eclisse solare -  Buddy_Nath/pixbay)

 

©Claudio Parrini Archive 2008-2020 All rights reserved

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